Fine aprile. Il sole splende, ma il vento è ancora freddo. Ci troviamo davanti all’antica vetreria di Lipsia. Questo pomeriggio il team di moderazione del Transformatorenwerk Leipzig si riunisce per un caffè narrativo di prova e un momento di condivisione.

Di Natalie Freitag, coordinatrice regionale per la Svizzera tedesca

Ai nostri corsi online e agli incontri di condivisione su Zoom partecipano regolarmente persone non solo dalla Germania, dall’Austria e dalla Francia, ma a volte anche dalla Turchia o dalle Isole Canarie. Questi incontri mostrano come la Rete caffè narrativi Svizzera susciti interesse anche oltre i confini nazionali. È così che nel 2021 Cornelia Rank ha scoperto la nostra rete e ha portato il caffè narrativo a Dresda e a Lipsia. Grazie agli incontri periodici su Zoom, si è sviluppato uno scambio vivace e continuo, fino all’invito a visitare il loro progetto. Alla fine di aprile 2026 ho quindi percorso i 700 chilometri che separano San Gallo da Lipsia.

Il Transformatorenwerk nasce dalla pratica filosofica. Cornelia Rank desiderava ampliarne l’approccio, creando occasioni in cui le persone potessero raccontarsi, condividere le loro storie e parlare della propria vita. Ha iniziato così a proporre caffè narrativi e, nel tempo, è riuscita a coinvolgere altre cinque persone nella moderazione, accompagnandole ad approfondire il loro ruolo di moderatrici e moderatori.

È proprio questo lavoro che ho l’opportunità di osservare oggi. L’antica vetreria è diventata un luogo che invita all’incontro. Il cemento screpolato lascia nuovamente spazio ad alberi e piante. Una cucina, diversi angoli dove sedersi e anche una sauna: c’è molto da scoprire. Ci accomodiamo nella Casa di vetro, uno spazio ricavato all’interno dell’edificio. Caffè e tè sono già pronti. Per la torta, invece, si dovrà aspettare la seconda parte del pomeriggio.

Il tema scelto per oggi è la «dignità». Per stimolare la riflessione, la moderatrice ha raccolto immagini e parole ritagliate da riviste. Le osserviamo muovendoci liberamente nello spazio. Che cosa evocano in noi? Quale legame hanno con la dignità? Alcune domande introducono la conversazione. Ognuna e ognuno condivide ricordi, esperienze e riflessioni legate alla dignità. Parliamo della nostra dignità, di ciò che riconosciamo e valorizziamo negli altri, ma anche delle situazioni in cui ci siamo sentiti umiliati o feriti. Il tempo passa in fretta. Il tempo vola. Poco alla volta il gruppo si avvicina: il tema e le storie condivise ci uniscono.

La conversazione prosegue davanti a un caffè e a una fetta di torta. Ci prendiamo il tempo di riflettere su come il caffè narrativo è stato vissuto da chi vi ha partecipato, ma anche dalla moderatrice che lo conduceva per la prima volta. All’inizio era molto nervosa; ora appare sollevata e felice. Il tema e le storie condivise hanno toccato profondamente il gruppo. Moderare un caffè narrativo richiede attenzione, sensibilità verso ciò che accade nel momento presente e disponibilità ad accogliere ciò che emerge.

Ci sediamo al sole. Tra idee e progetti, prendono forma i prossimi appuntamenti. La motivazione è alta e collaborare è un piacere. È bello vedere come il caffè narrativo riesca a mettere in relazione persone di culture, generazioni e provenienze diverse, creando comprensione reciproca. Da San Gallo a Lipsia, in questa città e in questo luogo dove molto continua a trasformarsi, le storie aiutano a ricordare, a guarire e a guardare avanti.

Informazioni sul luogo e sull’organizzazione

153 persone hanno dedicato del tempo a rispondere al nostro sondaggio. I risultati restituiscono un quadro chiaro e incoraggiante: la Rete caffè narrativi è apprezzata e le aspettative per il futuro sono tanto concrete quanto stimolanti.

Il messaggio principale emerge con chiarezza: le persone che hanno partecipato al sondaggio non chiedono innanzitutto più teoria. Ciò che desiderano è un maggiore sostegno nella realizzazione concreta dei caffè narrativi: più occasioni di scambio, strumenti utili per la pratica e una maggiore visibilità.

Le risposte convergono in larga misura sugli stessi bisogni. Molte persone desiderano conoscere esempi tratti dall’esperienza sul campo, partecipare a caffè narrativi introduttivi, confrontarsi con altre moderatrici e altri moderatori e avere più occasioni per imparare gli uni dagli altri. Emergono inoltre esigenze molto concrete: strumenti pratici, guide, raccolte di idee, sostegno per avviare nuovi caffè narrativi e una maggiore visibilità per quelli già esistenti. Sempre più spesso la Rete non viene percepita soltanto come un’organizzazione che propone corsi di formazione, ma come una vera e propria comunità di pratica e una rete di competenze a sostegno della diffusione dei caffè narrativi.

Tra le offerte della Rete, quelle legate alla comunicazione e alla visibilità ottengono i risultati migliori. Quasi una persona su due (44%) attribuisce loro il punteggio massimo. Anche il sito internet svolge un ruolo centrale: il 95% delle persone interpellate lo conosce e quasi la metà lo utilizza regolarmente. L’agenda è consultata da circa il 70% delle utenti e degli utenti. Permette di scoprire le iniziative proposte nelle diverse regioni e di vedere cosa viene proposto altrove. Una partecipante lo riassume bene: «L’agenda mi piace molto perché permette di vedere quali temi propongono gli altri». Il sondaggio conferma quindi l’ampia portata degli strumenti di comunicazione già esistenti.

Le priorità variano in parte da una regione linguistica all’altra. Nella Svizzera romanda la formazione continua riveste un’importanza particolare, mentre in Ticino la visibilità e la messa in rete sono considerate ancora più importanti.

Un altro dato merita attenzione: delle 92 moderatrici e moderatori che hanno partecipato al sondaggio, 47 non sono membri dell’associazione. Allo stesso tempo, circa la metà delle persone interpellate si dice disponibile a impegnarsi maggiormente nella Rete in futuro. Un segnale che testimonia quanto potenziale, competenze e motivazione siano già presenti.

Il sondaggio mette però in evidenza anche alcune sfide. Se solo il 5% delle persone interpellate dichiara di non essere interessato ai temi proposti, d’altra parte molto più spesso vengono citati ostacoli di carattere pratico, come i lunghi spostamenti, la mancanza di tempo o questioni organizzative. In altre parole, a limitare la partecipazione non sono generalmente i contenuti, bensì le condizioni pratiche.

I risultati mostrano inoltre quanto la Rete sia radicata sull’intero territorio nazionale. Le risposte provengono da tutte le regioni linguistiche della Svizzera. Oltre ai cantoni più popolosi, come Zurigo, Berna e Vaud, sono particolarmente ben rappresentati anche i Grigioni e il Ticino. Ciò conferma che i caffè narrativi suscitano interesse ben oltre i grandi centri urbani. Questa ampia distribuzione geografica spiega anche perché circa un terzo delle persone interpellate consideri i lunghi spostamenti un ostacolo. È quindi probabile che in futuro assumano un’importanza crescente sia la messa in rete a livello regionale sia lo sviluppo di offerte di prossimità.

Per gli anni a venire emerge quindi una direzione chiara: rafforzare la visibilità dei caffè narrativi, favorire lo scambio di esperienze, sviluppare ulteriormente strumenti utili per la pratica e sostenere le persone che desiderano organizzare e consolidare caffè narrativi sul proprio territorio.

Ringraziamo di cuore tutte le persone che hanno partecipato al sondaggio per la fiducia, la disponibilità e le numerose idee condivise. I loro contributi ci aiutano a far crescere la Rete e a costruirne insieme il futuro.

Il 16 marzo 2026 si è tenuta a Zurigo l’assemblea generale dell’associazione Rete caffè narrativi. Oltre alle normali questioni associative, ci sono stati anche alcuni saluti di addio e di benvenuto.

 

Nel verbale (francese) dell’assemblea generale sono riportate tutte le decisioni prese. I presenti hanno approvato il bilancio e il rapporto annuale, che offre una panoramica delle varie attività svolte nell’ultimo anno.

Nel comitato si registra un cambiamento: salutiamo Emmanuelle Ryser e la ringraziamo sentitamente per il suo prezioso impegno nella rete. Pascale Ernst è stata eletta come nuovo membro del comitato. Formata in pedagogia sociale, lavora nel settore delle dipendenze da quasi 30 anni. È attiva nella pratica del lavoro con le storie di vita e ha inoltre fondato l’atelier di scrittura «Cailloux Blancs». Del formato dei caffè narrativi apprezza in particolare la combinazione tra la profondità dello scambio e la sua accessibilità.

Anche nella coordinazione regionale ci sono cambiamenti. In Svizzera italiana salutiamo, dopo cinque anni, Valentina Pallucca, a cui va il nostro ringraziamento per il suo lavoro di sviluppo e il suo impegno. Le succede Chiara Bramani. Vive con la sua famiglia a Mendrisio e porta con sé una convinzione chiara: l’incontro, lo scambio e la condivisione di storie sono tra i momenti più preziosi della vita quotidiana. Come lei stessa afferma: «Le parole condivise danno sapore alla quotidianità e aprono nuove prospettive.» Nella Svizzera romanda Evelyne Mertens assume la coordinazione regionale subentrando a Anne-Marie Nicole. Evelyne è stata finora attiva nel progetto «Biblioteche» ed è molto familiare con la rete. Anne-Marie Nicole rimane attiva nella rete e continuerà a dedicarsi al settore dei caffè narrativi con persone anziane.

Un tema importante per la rete è l’attuale sondaggio tra i membri persone interessate. Esso affronta questioni centrali: quali offerte sono rilevanti? Cosa facilita la partecipazione? Attraverso quali canali raggiungiamo i nostri membri? I risultati del sondaggio ci aiuteranno a sviluppare ulteriormente la rete in modo mirato e a migliorare le offerte esistenti.

La Rete caffè narrativi rimane in movimento, sostenuta da persone impegnate, nuovi stimoli e un interesse condiviso per le buone conversazioni.

Chiunque desideri contribuire è cordialmente invitato a partecipare, a co-creare e a condividere le proprie storie.

Come sviluppare in modo efficiente buone domande guida per un caffè narrativo senza perdere profondità? Questo articolo mostra come un flusso di lavoro supportato dall’intelligenza artificiale possa offrire un valido aiuto: grazie a prompt precisi, è possibile generare domande strutturate e aperte che stimolano i ricordi e invitano a raccontare.

 

Di Doris Kaufmann, moderatrice di caffè narrativi a Lucerna

Al centro di questo processo vi è un’idea semplice, ma efficace: a partire da un tema, ad esempio “il tempo libero attraverso i cambiamenti nel tempo”, l’IA crea una raccolta di domande guida articolate su tre livelli temporali: passato, presente e futuro. Si considerano anche diverse dimensioni, come le relazioni, le emozioni o i cambiamenti sociali. L’attenzione è posta su un linguaggio chiaro e rispettoso e su domande aperte che permettono la condivisione di storie personali.

I prompt rappresentano un punto di partenza, non un prodotto finito. Le domande generate devono sempre essere verificate, selezionate e, se necessario, adattate. Allo stesso tempo, i prompt offrono ispirazione e facilitano notevolmente l’avvio della preparazione.

Inoltre, per la generazione di immagini destinate a flyer o contributi, è possibile utilizzare un approccio in due fasi. Invece di creare direttamente un’immagine, utilizzo un chatbot per formulare un prompt visivo dettagliato, idealmente in inglese, poiché molti generatori di immagini producono risultati più precisi in questa lingua. Questo prompt viene poi inserito in uno strumento adeguato per generare immagini dall’atmosfera coerente, in grado di sostenere visivamente il tema. Elementi come la luce, l’atmosfera, le persone e i piccoli dettagli sono fondamentali per rendere il racconto più concreto.

L’intero flusso di lavoro persegue un obiettivo chiaro: facilitare la preparazione grazie all’IA senza compromettere la qualità dell’incontro. In fondo, il caffè narrativo mira sempre a creare uno spazio per i ricordi personali, le storie e le relazioni autentiche.

Chi desidera sperimentare questo approccio, può trovare nell’articolo originale (in tedesco) un modello concreto di prompt, nonché ulteriori indicazioni sugli strumenti e sul loro utilizzo.

Il 22 novembre 2025, moderatrici e moderatori della Svizzera tedesca si sono incontrati a Olten per un’intervisione. Caffè e cornetti erano pronti, l’atmosfera era aperta – e si è capito subito: questa domanda interessa molti.

 

L’avvio è stato tanto semplice quanto efficace. «Cosa vi fa venire in mente la parola inverno?», ha chiesto la nostra coordinatrice regionale Natalie Freitag. Le risposte: personali, sorprendenti, talvolta allegre – proprio come dovrebbe essere in un caffè narrativo. In seguito, la co-moderatrice Katrin Oplatka ha presentato elementi di pedagogia teatrale, tra cui «bugia o verità», domande sociometriche e la presentazione attraverso il portachiavi: «Racconta più di noi di quanto pensiamo.»

Un breve sketch ha colto perfettamente il tema: Natalie prepara un caffè narrativo, Katrin esita. Chi verrà? Devo dire qualcosa di particolarmente intelligente? Non conosco nessuno… La scena ha suscitato risate – e riconoscimento. In breve: esattamente gli ostacoli che molte persone si trovano ad affrontare.

Nella discussione successiva sono stati raccolti i fattori che spingono le persone a partecipare – o meno. È emerso che spesso sono i piccoli dettagli a fare la differenza: un invito personale è più efficace di qualsiasi flyer. Venire accompagnati abbassa notevolmente la soglia. La regolarità crea fiducia, un tema interessante suscita curiosità e la percezione che valga la pena partecipare è spesso decisiva. Al contrario, alcune insicurezze possono frenare: mi sentirò a mio agio? Conosco qualcuno? Anche fattori come l’orario, il luogo o un’agenda piena giocano un ruolo importante. E sì – persino il nome «caffè narrativo» può evocare, per alcune persone, più un contesto terapeutico o un cerchio di sedie che uno scambio vivo.

Oltre all’analisi degli ostacoli, sono emerse molte idee concrete per coinvolgere possibili partecipanti: le collaborazioni con organizzazioni partner solide sono state considerate particolarmente efficaci. Altrettanto importante è utilizzare diversi canali di comunicazione, dal contatto personale alle newsletter, dallo stato WhatsApp ai media locali come i bollettini comunali o parrocchiali. E una parola è tornata più volte: perseverare. Fiducia e notorietà non nascono da un giorno all’altro. Un contributo di Gert Dressel, da Vienna, lo ha riassunto bene: «Luogo e orario spesso contano più del tema.»

Yves Oesch, uno dei partecipanti, ha creato con l’aiuto dell’IA una raccolta di idee originali. Contesti insoliti restano impressi – che sia in una lavanderia («con tanto di drammi del turno di lavaggio»), in un centro di riciclaggio tra i contenitori del vetro o persino su una panchina o in uno scompartimento del treno con il motto «un caffè in cambio di una storia». Questi luoghi permettono di incontrare le persone dove già si trovano – oppure di sorprenderle consapevolmente. Le idee creative per la promozione spaziavano da messaggi in bottiglia nelle fontane, a biscotti della fortuna con inviti dal panettiere, fino a vecchie cartoline nelle cassette delle lettere. Particolarmente affascinante: segnalibri con invito nascosti in libri in biblioteca – proprio dove si trova il pubblico target. La conclusione condivisa: per raggiungere le persone bisogna osare pensare in modo diverso – con un pizzico di ironia.

Interessante anche la riflessione sul nome del formato. Deve chiamarsi per forza «caffè narrativo»? Un’altra denominazione potrebbe raggiungere nuove persone? Yves Oesch propone alcune alternative: «salotto di storie quotidiane», «incontro dopo il lavoro» oppure «tavolo degli aneddoti». Il metodo rimane invariato: uno spazio moderato in cui le persone condividono le proprie storie personali – liberamente, con rispetto e senza giudizio. Ed è proprio questa la sua forza: le persone non partecipano perché devono, ma perché hanno qualcosa da raccontare.

Ascoltare racconti di vita è tanto importante quanto raccontarli. I caffè narrativi mettono in moto un circuito gentile fatto dalle persone che vi partecipano, i cui ingranaggi principali sono il ricordo, il racconto e l’ascolto.

 

La condivisione di esperienze di vita, di pezzi di sé, permette ad ognuno, oltre che di trarne benessere sociale ed emotivo, anche di esercitare competenze importanti come quelle legate alla memoria e all’espressione.

È riferendoci anche a questi aspetti che siamo molto contenti del rafforzamento del progetto caffè narrativi con persone anziane. Nel 2025 la Rete ha ricevuto un importante sostegno da parte della Fondazione Promozione Salute Svizzera che ci permette, oltre che di continuare a promuovere il metodo e ideare nuovi progetti, proprio di investire energie e competenze nella terza età, dove sappiamo i benefici sono molti, tra cui la partecipazione sociale (e la conseguente lotta all’isolamento) e in generale, la qualità di vita. Questi riconoscimenti, certamente utili in termini finanziari, sono per noi anche fonte di stimolo per dirci che stiamo lavorando nella giusta direzione.

Per questo ringraziamo in particolare il prezioso lavoro della codirezione che quest’anno ha avuto un cambiamento importante: Rhea Braunwalder, dall’inizio della costituzione della Rete codirettrice insieme a Marcello Martinoni, ha lasciato il posto a Vanda Mathis. Un grande grazie a Rhea per averci guidati in questi anni e benvenuta a Vanda, con cui percorreremo insieme i prossimi passi, con lei, con Marcello e tutto il team operativo che porta visione e attenzione nei grandi progetti, come nei piccoli gesti di attività ordinaria.

Michela Luraschi
Membro del comitato dell’Associazione Rete caffè narrativi

Leggi il Rapporto annuale 2025

 

In Ticino stanno nascendo da qualche tempo momenti d’incontro speciali, che sono molto più di una tazza di caffè e qualche minuto di conversazione. I caffè narrativi, promossi da diversi centri diurni del Cantone in collaborazione con la Rete caffè narrativi, creano incontri che lasciano il segno. E mostrano quanto possa essere potente il semplice raccontare e ascoltare.

Di Valentina Pallucca

Un caffè narrativo non è una conferenza o una gara per la storia di vita più interessante. È un momento di incontro tra persone che spesso non si sono mai incontrate prima e che scoprono rapidamente di avere molto più in comune di quanto immaginassero. Non ci sono microfoni, palchi o giudizi, ma solo ascolto, rispetto e curiosità. L’accompagnamento da parte del moderatore o della moderatrice è discreto, quel tanto che basta per creare un contesto sicuro e rispettoso. Le storie devono poter fluire con naturalezza.

Molti, dopo un incontro di questo tipo, raccontano di aver scoperto sorprendenti punti in comune o di essere tornati a casa con nuove prospettive. Alcuni parlano persino di amicizie nate durante un caffè narrativo e poi cresciute nel tempo. E anche chi desidera soltanto ascoltare è una parte importante dell’attività. In un’epoca sempre più veloce, questi spazi di conversazione tranquilla permettono di creare una vicinanza che altrimenti si perderebbe facilmente.

Un impegno comunitario in Ticino

Il fatto che i centri diurni ticinesi sostengano con entusiasmo questa iniziativa ha ottime ragioni. Da anni si impegnano a promuovere la partecipazione sociale, il dialogo e un senso di appartenenza – anche per persone con un moderato bisogno di sostegno. I caffè narrativi si inseriscono perfettamente in questa missione: favoriscono il benessere, stimolano lo scambio e rafforzano la sensazione di essere visti e ascoltati. Non da ultimo, essi sono sostenuti anche dall’Ufficio cantonale della sanità nell’ambito del programma d’azione cantonale di Promozione Salute Svizzera 2025–2028 – un segnale chiaro dell’importanza di offerte semplici e capaci di creare comunità nel Cantone.

«Il filo che ci unisce»

L’attuale ciclo di incontri porta il titolo «Il filo che ci unisce». Ogni appuntamento è dedicato a un tema diverso, capace di risvegliare ricordi e aprire conversazioni. Gli incontri sono aperti a tutti, non solo alle persone che frequentano i centri diurni. Ed è proprio questa mescolanza a costituire il loro particolare fascino: quando generazioni, biografie e vissuti diversi si incontrano, nasce un intreccio di storie che continua a vivere ben oltre il singolo evento.

Una moderazione che crea fiducia

Perché questi spazi possano funzionare, servono persone capaci di accompagnare con sensibilità – presenti, ma mai dominanti. A dicembre si terrà un corso introduttivo presso il centro diurno Casa Andreina a Lugano, nel quale gli interessati potranno imparare come facilitare un gruppo di conversazione e creare un’atmosfera in cui le persone possano aprirsi con serenità.

Storie che ci tengono uniti

Chi partecipa a un caffè narrativo porta sempre con sé qualcosa: una frase che risuona, una risata condivisa, un riconoscersi reciproco. Oppure la tranquilla certezza di non essere soli con i propri ricordi e pensieri. Un commento raccolto tra i partecipanti lo esprime in modo toccante: «Le storie non solo si raccontano: si intrecciano e ci tengono uniti.»

Reportage televisivo: Radiotelevisione Svizzera Italiana RSI offre una vivace testimonianza del lavoro della Rete caffè narrativi in Ticino.

In occasione del decimo anniversario della Rete Caffè narrativi, questo articolo propone un ritorno alle origini di questo formato partecipativo.

 

Di Evelyne Mertens*

Caffè narrativi sono nati negli anni 1970-1980, in un contesto di profondi cambiamenti sociali, segnato dai progressi verso l’uguaglianza politica e giuridica – come la riforma del diritto di famiglia, i diritti delle donne e l’accesso all’università. In Germania, in Austria e in Svizzera una società civile dinamica ha dato vita a movimenti ecologisti, femministi e pacifisti, promuovendo anche riforme educative. Queste iniziative miravano a dare voce alle “piccole storie” della vita quotidiana e a valorizzare le esperienze delle persone comuni.

All’inizio degli anni 1980, in Germania e in Austria sono nati i primi progetti di condivisione di racconti biografici. Dal 1978, gli abitanti di Hochlarmark in Recklinghausen (nella Ruhr) si incontravano regolarmente per ricostruire la storia del loro quartiere attraverso conversazioni, scritti personali, fotografie e archivi. L’obiettivo era favorire la convivenza e l’accettazione delle differenze sociali e culturali. Anche a Francoforte sul Meno e Karlsruhe, i caffè narrativi sono stati integrati in progetti di sviluppo urbano partecipativo, permettendo agli abitanti di esprimere i propri bisogni e di contribuire alle trasformazioni del territorio. Queste esperienze si sono presto estese anche a gruppi della Germania dell’Est e dell’Ovest, in un’ottica di riconciliazione e riunificazione.

Fin dalle origini, il racconto biografico di gruppo ha avuto un valore che andava oltre la ricostruzione storica: è diventato un’occasione per conoscersi meglio, ascoltarsi e riflettere sul presente con uno sguardo rivolto al futuro. I caffè narrativi non si sono mai presentati come strumenti terapeutici, ma come spazi aperti a tutte e a tutti, dove ciascuno può condividere la propria storia e ascoltare quella degli altri.

Nella primavera del 1982, la Volkshochschule di Ottakring, in collaborazione con l’Università di Vienna, organizzò la serie di incontri «Sono venuto dalla campagna alla città», che riuniva anziani e giovani – soprattutto studenti di storia – per valorizzare le esperienze quotidiane. In varie zone rurali della Bassa Austria, l’associazione Verein für erzählte Lebensgeschichte creò fino al 1988 diciannove gruppi di discussione dedicati a donne anziane, condotti da donne disoccupate. Il 5 settembre 1987, nel quartiere Wedding di Berlino, si tenne il primo caffè narrativo con questo nome, ideato da Sabine Gieschler e Andreas Lange come incontro pubblico.

Negli anni 1990, il concetto di lavoro biografico si affermò come approccio centrale. I caffè narrativi e i circoli di parola divennero strumenti fondamentali per l’oral history, una “storia dal basso” che metteva in luce le esperienze di donne, operai, popolazioni rurali e gruppi marginalizzati. In Germania e in Austria questo approccio permise di aprire un dialogo pubblico sulle realtà vissute durante il nazismo; in Svizzera portò alla luce temi sensibili come quello dei minori collocati con misure coercitive.

In Svizzera, i primi caffè narrativi apparvero più tardi, all’inizio degli anni 2000, grazie a Ursula Caduff e Lisbeth Herger, che si ispirarono al modello berlinese. Le loro iniziative erano rivolte soprattutto a persone anziane e a progetti di prossimità, con un’attenzione particolare alla partecipazione attiva di tutti i presenti. Secondo Ursula Caduff, lo scambio di esperienze di vita in contesti moderati permette non solo di rompere l’isolamento delle persone anziane, ma anche di smontare pregiudizi e immagini stereotipate spesso strumentalizzate a fini politici.

Le storie condivise nei caffè narrativi non sono rimaste confinate a incontri privati: spesso sono state pubblicate o presentate al pubblico, contribuendo così alla memoria collettiva di quartieri e comunità. Altre, invece, sono rimaste confidenziali per tutelare la libertà di chi partecipa. Il racconto biografico in gruppo possiede un forte potenziale d’integrazione sociale: avvicina persone di origini e percorsi diversi. Fin dalle origini, i caffè narrativi rappresentano una pratica profondamente democratica e umana, che rafforza il legame sociale e il benessere individuale in una società ricca di diversità.

*Questo testo è una sintesi tradotta dell’articolo in tedesco «Erzählcafés, Gesprächskreise – Die Anfänge» di Johanna Kohn, Gert Dressel und Jessica Schnelle nel libro «Erzählcafés. Einblicke in Praxis und Theorie» (S. 30-43), Beltz, 2022.

I caffè narrativi invitano le persone anziane a condividere i propri ricordi e a dialogare tra loro. Per i professionali che lavorano con le persone anziane, la Rete caffè narrativi offre nuovi materiali pratici che aiutano a organizzare e condurre questi incontri e illustra come la narrazione biografica possa migliorare la qualità della vita e il benessere nella terza età.

 

Le persone anziane custodiscono un tesoro di esperienze: storie che desiderano essere ascoltate, condivise e apprezzate. Grazie ai nuovi materiali elaborati, la Rete caffè narrativi sostiene le istituzioni, i moderatori e le persone interessate a valorizzare questo patrimonio. I caffè narrativi creano uno spazio per raccontare storie biografiche e ascoltarsi a vicenda. Favoriscono l’incontro, danno un senso al vissuto e stimolano la partecipazione, soprattutto nei contesti in cui la routine e l’isolamento caratterizzano la vita quotidiana.

«Bastano poche sedie, un tema e un moderatore
o una moderatrice per creare una comunità».

Le nuove pubblicazioni riassumono le conoscenze e le esperienze acquisite nella ricerca e nella pratica e aiutano gli esperti, i volontari e le istituzioni a integrare i caffè narrativi nelle attività quotidiane con le persone anziane.

  • Argomentario per le istituzioni per persone anziane
    L’argomentario riassume le ragioni principali per organizzare caffè narrativi nel settore della terza età. Ne descrive i benefici, come questi possano favorire l’incontro e lo scambio, consentire la riflessione biografica e prevenire la solitudine. L’argomentiario è completato da indicazioni pratiche per la realizzazione del caffè narrativo nel contesto della casa di riposo o del quartiere.
  • Brochure per la moderazione
    Questa brochure orientata alla pratica è rivolta a moderatori e moderatrici principianti ed esperti. Offre conoscenze di base sul gruppo target delle persone anziane, approfondimenti sulle caratteristiche particolari dei caffè narrativi per persone anziane e propone una checklist per la realizzazione, oltre a suggerimenti di temi che stimolano i ricordi e favoriscono la conversazione. Alcune testimonianze illustrano la varietà delle storie e le diverse emozioni che possono suscitare i caffè narrativi.
  • Modelli concettuali per la realizzazione
    Questa brochure presenta cinque modelli comprovati su come realizzare caffè narrativi con persone anziane in contesti diversi: dalle offerte istituzionali alle iniziative della società civile, fino ai progetti comunali. Mostra quali condizioni quadro favoriscono un radicamento sostenibile, quali risorse sono necessarie e come le collaborazioni possono creare nuove sinergie.

I caffè narrativi sono molto più di un’attività: creano legami. Aprono spazi di dialogo in cui le persone riscoprono se stesse e gli altri attraverso storie che rimangono impresse nella memoria.

I materiali sono stati elaborati nell’ambito del progetto «Erzählcafé und Alter» (Caffè narrativi e anziani), sostenuto dalle fondazioni Walder, Paul Schiller e Cornelius Knüpffer. Tutti i materiali sono disponibili per il download gratuito:

« Raccontare delle culture dell’assistenza alla fine della vita » è il nome di un progetto di ricerca partecipativo dell’Istituto di Scienze degli infermieri dell’Università di Vienna e dell’associazione Sorgenetz. Persone di diverse età hanno condiviso le proprie esperienze personali relative alla morte, al morire e al lutto in caffè narrativi. Si possono vivere esperienze interessanti… Gert Dressel – partner associato della rete –, Katharina Heimerl, Evelyn Hutter, Barbara Pichler ed Elisabeth Reitinger del team del progetto ci parlano della loro esperienza.

 

Lo ammettiamo: all’inizio eravamo piuttosto incerti. È davvero possibile raccontare le proprie esperienze relative alla morte, al morire e al lutto in caffè narrativi? Non si rischia di riaprire ferite ormai rimarginate? E come animatore e animatrice, come ci dobbiamo comportare? Abbiamo le competenze necessarie?

E poi una cosa del genere: i primi caffè narrativi si terranno presso il Centro Caritas per le professioni sociali di Vienna con gli studenti del corso di assistenza sociale agli anziani, come viene chiamato in Austria, e presso l’FH Campus Wien con gli studenti di infermieristica. Prima di cimentarsi nel ruolo di animatori e animatrici, gli studenti raccontano le proprie esperienze. Siamo rimasti sorpresi, commossi e toccati dal modo in cui i giovani condividono le proprie esperienze e storie sulla fine della vita, come la morte prematura di un fratello o di un’amica o il non poter piangere la morte di una nonna. Scorrono le lacrime e gli studenti si dimostrano reciprocamente, con 100 piccoli e grandi gesti, che sono lì l’uno per l’altro. In altri momenti, invece, si ride molto insieme. Anche noi, che moderiamo, raccontiamo le nostre storie e versiamo qualche lacrima. Ci lasciamo trasportare. In seguito, durante la riflessione comune, viene sottolineato quanto sia stata preziosa, purificante e unificante questa esperienza di narrazione e ascolto condivisa, e quanto sia bello che anche coloro che di solito ascoltano e si prendono cura degli altri possano essere ascoltati a loro volta.

Come in una lente d’ingrandimento

Alcuni di noi moderano caffè narrativi e format narrativi simili da molti anni. Ma come raramente accade in altri casi, in questi caffè narrativi incentrati sulle storie della fine della vita, è diventato evidente, come attraverso una lente d’ingrandimento, l’impatto che i caffè narrativi possono avere.

Vorremmo raccontare brevemente la storia di Ulrike. Ulrike, in pensione da molti anni, partecipa a uno di questi caffè narrativi. Rimane in silenzio a lungo, ascoltando le storie degli altri, per poi raccontare con voce commossa un breve episodio della sua vita: «Il mio terzo figlio è morto a due mesi e il mio problema, ancora oggi, è che non mi è stato permesso di piangerlo, mi è stato proibito. Sono passati cinquant’anni, ma fa ancora male». A posteriori, Ulrike commenta: «Sono rimasta molto sorpresa di aver parlato così apertamente di cose molto personali. (…) Ho sentito che c’era un gruppo molto attento e che non mi sarebbe successo nulla di terribile. C’era molta gentilezza e accoglienza e mi sono sentita sicura di me stessa». Un’altra partecipante ha affermato che i caffè narrativi sono uno «spazio senza imbarazzo».

Nei caffè narrativi, chi racconta non riceve commenti, consigli o proposte di soluzione (almeno senza essere interpellato), ma viene semplicemente ascoltato. È proprio questo che Ulrike ha percepito e apprezzato, perché non le interessava affatto trovare una soluzione, ma raccontare ed essere ascoltata le ha permesso di liberarsi di un peso.

Maggiori informazioni sul sito web del progetto

Film di Dorothea Kurteu

Il team del progetto desidera ringraziare tutti i partner di cooperazione e il Ministero federale austriaco dell’Istruzione, della Scienza e della Ricerca che, nell’ambito del programma OeAD – Sparkling Science 2.0, finanzierà il progetto da ottobre 2022 a ottobre 2025.