La Rete caffè narrativi è alla ricerca di ambasciatori e ambasciatrici regionali per creare strutture di caffè narrativi vivaci a livello locale. Insieme ci rivolgiamo a istituzioni locali come biblioteche, associazioni di quartiere, comuni e parrocchie. Rhea spiega quali sono le qualità richieste per questo ruolo e come viene remunerato il lavoro.

 

Perché la Rete caffè narrativi sta cercando ambasciatori e ambasciatrici regionali?

Rhea Braunwalder: Dal momento che la nostra è un’associazione nuova vorremmo estendere l’esperienza dei caffè narrativi a un pubblico più vasto. Il nostro obiettivo è far sì che i caffè narrativi prendano piede in tutte le regioni della Svizzera. Affinché tale attività sia sostenibile nel lungo periodo, abbiamo bisogno di persone in loco che abbiano una buona rete di contatti e che mantengano vivo l’interesse. Non basta che una sede centrale organizzi caffè narrativi una tantum in ogni angolo del Paese.

Chi può presentarsi?

Cerco personalità con spirito di iniziativa disposte a realizzare un progetto di caffè narrativi o a far diventare il metodo del caffè narrativo una realtà radicata nella propria regione. La persona deve avere una buona rete di contatti, essere alla mano e comunicativa. Insieme contatteremo le parti interessate nella regione e faremo in modo che gli ambasciatori e le ambasciatrici possano organizzare autonomamente i caffè narrativi.

È necessario avere esperienza di moderazione?

Non è strettamente necessario avere esperienza nella moderazione di caffè narrativi. L’unica cosa importante è aver sperimentato personalmente il metodo nell’ambito di un caffè narrativo ed essere convinti della sua validità. Gli ambasciatori e le ambasciatrici regionali sono in contatto con i moderatori e le moderatrici della loro regione e svolgono una sorta di funzione di interfaccia tra l’associazione e i moderatori. Il segretariato è in stretto contatto con la persona e la sostiene attivamente.

Come si svolge concretamente il lavoro degli ambasciatori e delle ambasciatrici regionali?

Può variare molto a seconda della regione e delle possibilità della persona. La persona…

  • funge da referente per altre persone interessate nella regione;
  • mette in contatto moderatori e moderatrici nuovi ed esperti residenti nel cantone;
  • affianca lo sviluppo di una rete cantonale di caffè narrativi ed è disponibile a contattare istituzioni, organizzazioni, partecipanti e pubblico;
  • sostiene corsi introduttivi regionali e invita partner locali;
  • una volta all’anno partecipa a un incontro con gli ambasciatori e le ambasciatrici regionali;
  • avvia un progetto di caffè narrativi con altre persone del quartiere;
  • può essere indicata sul sito web come persona di contatto per la regione.

 

Quali sono i vantaggi per le persone che si impegnano ad assumere il ruolo di ambasciatori e ambasciatrici regionali della rete?

Scrivi a Rhea se hai una buona rete di contatti in una regione e pensi di poter sostenere la Rete dei caffè narrativi.

Nell’ambito dell’iniziativa #Amicizia, la Rete caffè narrativi e Migros-Engagement propongono una serie di caffè narrativi sul tema “amicizia”. Ci raccontiamo gli amici della sabbia, gli incontri fugaci e le occasioni mancate. Siete curiosi e desiderosi di conoscere nuove persone e i loro punti di vista? Visitate un caffè narrativo nella regione:

  • Nessun evento

Nell’agenda si trovano molti altri caffè narrativi. I moderatori e gli organizzatori di eventi possono trovare la guida “Amicizia” qui.

Johanna Kohn, professoressa presso la Scuola universitaria per il lavoro sociale della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW), e un team di ricerca hanno studiato l’empatia nei caffè narrativi online. Si voleva indagare se anche la modalità online potesse contribuire alla coesione sociale. L’ipotesi teorica che l’empatia sia un fattore chiave per la diversità e che possa essere prodotta attraverso le narrazioni è stata ampiamente confermata dallo studio.

I risultati dimostrano che l’empatia svolge un ruolo importante nei caffè narrativi sia a livello verbale che non verbale. Chi ha partecipato allo studio ha riferito di una profonda comprensione e rispetto nonché del bisogno di conoscere meglio le altre persone. A livello individuale, la maggior parte si è sentita compresa, presa in considerazione e rispettata, e ha sentito il bisogno di sapere di più degli altri. L’ascolto si è rivelato una dimensione fondamentale dell’esperienza empatica. A livello di gruppo, nel corso dei caffè narrativi si è sviluppato un senso di comunità e di appartenenza.

Si possono allacciare nuovi contatti

Lo studio sottolinea anche l’importanza della moderazione, delle condizioni generali e di uno spazio sicuro per la modalità online. Una struttura chiara, una gestione rispettosa del dialogo e delle regole creano uno “spazio protetto” in cui le persone rivelano volentieri qualcosa di sé. La moderazione ha un ruolo cruciale, creando un’atmosfera di rispetto e buona volontà e collegando le storie di chi partecipa.

C’è anche chi è rimasto in contatto pure in seguito. Il desiderio di fare qualcosa per l’altro e con l’altro è un’ulteriore dimensione del comportamento empatico. Tuttavia, non è stato possibile verificare la durata dell’empatia dimostrabile una volta terminati i caffè narrativi.

Il team di ricerca suggerisce di considerare i piccoli progetti successivi e gli incontri che hanno luogo dopo i caffè narrativi come indicatori di continuità. Un confronto con caffè narrativi in presenza e un’indagine sulle differenze tra la modalità online e offline sarebbero approcci interessanti per progetti di ricerca futuri.

Risultati importanti per i caffè narrativi online

Il team di ricerca, che ha esperienza con i caffè narrativi in tutti i formati, ha rilevato quanto segue:

  • nel caffè narrativo online, la parte dedicata al caffè non è stata utilizzata per dialogare e proseguire la narrazione; al contrario, chi partecipava ha fatto una pausa dallo schermo per muoversi, andare in bagno o prendere qualcosa da mangiare e da bere. Nei caffè narrativi in presenza, invece, il momento del caffè svolge un importante ruolo a livello personale e metodologico. D’altra parte, è stata sfruttata attivamente l’opportunità di scambiare idee su argomenti specifici nei momenti di riflessione moderata subito dopo la pausa.
  • In alcuni casi, le storie raccontate nei caffè narrativi online erano più personali, più intime e in grado di essere vissute con una maggiore profondità rispetto a quanto osservato nei caffè narrativi in presenza. Sarebbe interessante verificare l’ipotesi che partecipare dal proprio spazio personale sicuro e potersi disconnettere in qualsiasi momento diano maggiore sicurezza e confidenza.

Trovi lo studio scientifico completo qui.

Come viene definita l’“empatia” nello studio?

L’empatia è la capacità di riconoscere e reagire ai pensieri e ai sentimenti delle altre persone, soprattutto in relazione alla loro sofferenza. Esistono due forme principali di empatia: l’empatia affettiva, che scatena in noi una risposta emotiva, e l’empatia cognitiva, che riconosce la prospettiva e lo stato emotivo dell’altra persona senza che si crei un’unione di questi sentimenti con i nostri. La combinazione di entrambe le forme porta alla compassione, intesa come reazione alla sofferenza altrui. L’empatia è un’interfaccia tra razionalità ed emotività che permette di comprendere la prospettiva delle altre persone non solo dal punto di vista razionale ma anche emotivo.

Informazioni sullo studio

Lo studio scientifico è stato finanziato dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW), Scuola universitaria per il lavoro sociale, e dal Percento culturale Migros. Johanna Kohn ha condotto l’indagine con Noemi Balsiger, Daniele Bigoni e Simone Girard-Gröber in Svizzera da giugno 2021 a novembre 2022. Lo studio affronta la questione se e come si mostri empatia nei caffè narrativi online e come la si possa promuovere. Allo studio hanno partecipato nove persone, osservate in tre caffè narrativi.

Il 17 ottobre 2023 si è svolto a Lugano presso la SUFFP – Scuola universitaria federale per la formazione professionale,  l’incontro tematico di approfondimento della Rete caffè narrativi per la Svizzera italiana. Per questo evento abbiamo scelto un tema tanto importante quanto complesso: la gestione della privacy durante la condivisione delle storie autobiografiche. All’evento hanno preso parte Marilù Zanella (Auto aiuto Ticino), Noè Albergati (SUFFP), Ludmila Crippa (moderatrice della Rete Caffè narrativi), Michelle Colombo (autrice di una tesi sull’aiuto formale e informale).

Di Valentina Pallucca Forte

Il tema scelto ci ha permesso di mettere a confronto diversi metodi di condivisione, con i quali a volte si fa confusione: in particolare, il gruppo di auto-aiuto e la Human library.

Partendo dal presupposto che chi partecipa ad un caffè narrativo ha voglia di svelare una piccola (o grande) parte del proprio vissuto, può succedere che la persona cominci a raccontare troppo di sé. Capita a volte che presi dal momento, dall’ambiente informale ed accogliente, ci si lasci andare e si sveli alle altre persone più di quanto in realtà si desidera o si era pianificato.

Nel gruppo di auto-aiuto la situazione è forse ancora più delicata, poiché spesso si affrontano dei temi sensibili. Se, ad esempio,  partecipo ad un gruppo di auto-aiuto sul tema dell’anoressia perché mia figlia ha un disturbo alimentare, chi mi vede partecipare si rende conto che nella mia famiglia c’è questa problematica. Chi protegge la privacy di mia figlia? Quanto posso raccontare di lei all’interno del gruppo? Qual è il limite in questi casi? Durante l’incontro è emerso che in città piccole come Lugano la questione diviene ancora più delicata, in quanto è possibile che durante il gruppo si incontri qualche persona che si conosce.

Incontro di Human library

Un’interessante testimonianza è giunta da una partecipante, che ha voluto sperimentare anche un ulteriore metodo di condivisione: la Human library. Durante un incontro di Human Library le persone si trasformano in libri pronti da essere sfogliati. Si mettono a disposizione delle altre persone per un tempo determinato, pronti ad essere letti, vale a dire a ricevere domande sulla propria storia personale. Questa la sua testimonianza:

“Ho accolto subito e con grande entusiasmo la proposta di prestarmi come libro umano per la Human library, ma condividendo la notizia con la mia famiglia ho riscontrato parecchie resistenze da parte loro. La storia della mia vita è intrecciata con quella dei miei familiari e loro non erano entusiasti quanto me di condividerla in pubblico. Alla fine, ho preferito tirarmi indietro per salvaguardare la loro privacy.”

Grazie a questo racconto capiamo come le nostre storie di vita sono inevitabilmente connesse con le storie di vita dei nostri familiari, amici, persone vicine. Nonostante sia possibile mettere in atto una serie di piccole strategie per preservare la nostra privacy o quella delle persone vicine a noi, stabilire un limite oltre al quale decidiamo di non spingerci, vale sempre la pena ribadire a chi partecipa l’invito alla riservatezza e al rispetto di ciò che viene condiviso.

Nell’ambito della gestione della privacy si manifesta con decisione l’importanza del ruolo del moderatore o della moderatrice in fatto di protezione della persona che racconta, che è chiamato/a ad individuare e gestire con sensibilità le situazioni che possono mettere a rischio la riservatezza di chi racconta la propria storia.

La moderazione di un caffè narrativo è un’arte che si impara strada facendo. A questo proposito, ricordiamo che la Rete caffè narrativi offre regolarmente corsi introduttivi per diventare moderatori e moderatrici di caffè narrativi, oltre a momenti di scambio e approfondimento.

Sulla nostra agenda è possibile trovare gli eventi in programma prossimamente.

Maggiori informazioni sulla Human Library in questo video:

Dal 17 al 19 novembre 2023, persone di qualsiasi età provenienti da tutta la Svizzera si danno appuntamento per raccontarsi le loro storie e offrire così un piccolo spaccato della loro vita. Avete voglia di conoscere nuove storie di vita? Individuate un caffè narrativo nella vostra regione e passate a trovarci.

Nel fine settimana dal 17 al 19 novembre 2023, in tutta la Svizzera si svolgeranno circa 50 caffè narrativi sul tema “Ascoltare”. I moderatori sono ansiosi di accogliere numerose persone interessate di tutte le generazioni per vivere un’esperienza speciale. Chiunque voglia organizzare uno caffè narrativo a breve termine può trovare informazioni qui ed è invitato a contattare Marcello Martinoni.

 

Il 15 settembre 2023 ha avuto luogo la Giornata Internazionale della Democrazia. La scuola di Poschiavo ha aderito con entusiasmo all’iniziativa: tutte le 9 classi dell’istituto (circa 130 allieve e allievi) si sono ritrovate, con il proprio insegnante di classe e alcuni membri del Parlamento giovanile, per un caffè narrativo sui vari temi della democrazia. Catia Curti, responsabile del grado secondario I delle scuole di Poschiavo, ci racconta qualcosa di più su questa giornata.

Forte, intensa, liberatoria. Questi sono alcuni degli aggettivi usati dagli allievi del GSI di Poschiavo per definire l’esperienza del caffè narrativo tenutosi venerdì 15 settembre sul tema della democrazia. Un’ora e mezza di chiacchierate, discussioni, a volte di voci che si alzavano, altre di lacrime che scendevano. I membri del parlamento giovanile, allievi di terza che dallo scorso anno si fanno portavoce delle necessità dei giovani in valle, hanno scelto un tema, nel variegato mondo della democrazia, e lo hanno presentato alle singole classi. Da lì sono partite le discussioni.

La democrazia per noi

Si è parlato di libertà di espressione, arrivando a condividere esperienze di chi non sempre si sente libero di esprimersi ed essere sé stesso in famiglia, a scuola, con gli amici. Si è discusso di conflitti, a livello mondiale ma anche interiore. Ci si è chiesti cosa sia realmente l’uguaglianza e quanto ancora sia lontana la sua attuazione, sia nella multiculturalità globale che nella piccola realtà globale. Si è spaziato da cosa vuol dire eleggere dei rappresentati, partendo dalle votazioni a scuola per i membri del parlamento giovanile, a proporre delle iniziative culturali da portare avanti nelle lezioni. Ci si è interrogati su cosa sia un bene pubblico e quali sono i doveri di ciascuno per il mantenimento e il rispetto di ciò che appartiene a tutti.

Ogni classe, ogni gruppo, ogni allievo ha avuto modo, in queste due lezioni, di esternare i suoi pensieri, i suoi stati d’animo. Ha avuto l’occasione di parlare di temi spesso poco affrontati dai giovani e invece assolutamente utili e attuali. E ciascuno lo ha fatto con molta maturità e convinzione, mantenendo sempre alto il livello della discussione. L’esperienza ha riscosso un grande successo e in molti hanno già chiesto quando sarà il prossimo caffè narrativo.

Spesso si pensa che il tempo passato a chiacchierare sia tempo sprecato nella frenesia delle attività quotidiane. È invece una pratica assolutamente utile e salutare perché è propria dell’essere umano la necessità di condividere, di scambiare opinioni, di dialogare. E quale occasione migliore di un caffè narrativo per parlare di ciò che rende gli uomini felici e liberi: la democrazia!

Di Catia Curti, responsabile del grado secondario I delle scuole di Poschiavo

 

Natalie Freitag ha moderato l’intervisione #8 il 24 agosto 2023 a Basilea. Durante l’incontro, moderatrici e moderatori si sono confrontati, tra le altre cose, sulla questione della dimensione ideale del gruppo per un caffè narrativo. Natalie riepiloga le riflessioni che sono emerse.

All’intervisione 2023 di Basilea hanno partecipato 12 moderatrici e moderatori della Rete caffè narrativi.  Si sono incontrati per scambiare idee sul tema “caffè narrativi in grandi gruppi”. Il vivace scambio è iniziato già prima dell’evento con caffè e croissant. Dopodiché il gruppo ha iniziato con un caffè narrativo sul tema dell’estate. La corsa a piedi nudi come quintessenza dell’estate, le urla dei bambini in piscina, la libertà di vivere un ritmo quotidiano diverso, ma anche l’assenza delle compagne e dei compagni di scuola: i ricordi dell’infanzia si somigliavano. La conversazione si è poi inevitabilmente spostata sui numerosi tipi di gelato disponibili nelle piscine pubbliche. Sorprendentemente, tutte le persone del gruppo avevano un gelato preferito diverso!

Esperienze con gruppi numerosi

Johanna Kohn e Claudia Sollberger hanno quindi illustrato le loro esperienze con i gruppi di grandi dimensioni e hanno lanciato le seguenti domande in sala:

  • Qual è la dimensione ideale del gruppo per un caffè narrativo?
  • Qual è il numero minimo di persone che devono essere presenti perché si svolga una conversazione?
  • E a partire da quante persone diventa difficile moderare un caffè narrativo per una sola persona?

La professoressa Johanna Kohn e la moderatrice esperta Claudia Sollberger sanno per esperienza come moderare gruppi di 50 o 100 persone. Le persone partecipanti hanno esposto molte idee su come una moderatrice o un moderatore possono reagire quando al caffè narrativo arrivano più persone del previsto:

  • Per utilizzare il formato anche in eventi più grandi, è possibile avviare un caffè narrativo con poche persone sul podio. Il pubblico può seguire passivamente il caffè narrativo. In seguito, la narrazione può essere aperta al plenum.
  • Chi modera può dividere il gruppo numeroso in diversi tavoli. Idealmente, una persona per tavolo modera lo scambio. Le domande poste ai piccoli gruppi ai tavoli vengono poi riprese in plenaria.
  • Chi modera resta nel gruppo numeroso, ma viene supportata/o da una o due persone che la aiutano. Queste persone possono, ad esempio, portare il microfono a chi desidera intervenire.

Informare bene la committenza

La conversazione ha stimolato ulteriori racconti sulle proprie esperienze con gruppi di dimensioni diverse e, nel corso del pomeriggio, ha portato a uno scambio molto interessante sul pagamento, l’iscrizione e la cancellazione dell’iscrizione al caffè narrativo (oppure la mancanza di questa possibilità). Un’idea importante emersa è che la committenza deve essere ben informata e istruita affinché non si creino false aspettative. Spesso, infatti, non questa ha molta familiarità con l’offerta e può farsi un’idea sbagliata delle caratteristiche di un caffè narrativo.

A seguito di questo momento di scambio, si è giunti alla conclusione che sono possibili anche caffè narrativi in gruppi numerosi. La Rete caffè narrativi incoraggia tutte le moderatrici e tutti i moderatori a provarci e ad acquisire esperienza.

Dopo l’incontro, le persone partecipanti hanno gustato un ottimo pasto preparato dal Restaurant du coeur all’ombra del giardino della Zwinglihaus. Tutte e tutti erano d’accordo sul fatto di aver tratto molti benefici da questa giornata: lo scambio, la coesione del gruppo, i numerosi spunti per il proprio lavoro. Grazie a tutte le persone che hanno dato un contributo e un sostegno all’iniziativa!

A proposito: anche i nostri incontri regolari online sono degli ottimi strumenti per un breve scambio senza lunghi spostamenti! Li trovate in agenda.

 

Sull’autrice

Natalie Freitag è la coordinatrice regionale della Rete nella Svizzera tedesca. La donna, originaria della Svizzera orientale, ha moderato la conferenza e ha concluso affermando: “Vi invito a preparare con cura anche i caffè narrativi dove un solo cerchio di sedie non è più sufficiente”.

Il Coordinamento Pedibus Vaud ha scelto il formato del caffè narrativo per promuovere le sue attività intergenerazionali nella terza età e per rafforzare i legami tra gli anziani e i bambini che frequentano la scuola e altri centri parascolastici. Questi due gruppi hanno condiviso le loro storie e le esperienze vissute “sul tragitto casa-scuola”.

Intervista realizzata da Anne-Marie Nicole

Vanessa Merminod, cos’è il Pedibus?

Il Pedibus è un sistema di accompagnamento pedonale dei bambini tra i 4 e gli 8 anni nel tragitto casa-scuola sotto la sorveglianza di una persona adulta. Solitamente si tratta di genitori che a rotazione accompagnano i bambini lungo il percorso Pedibus. Nell’ambito del progetto Pedibus intergenerazionale, vogliamo sensibilizzare gli anziani all’importanza della mobilità dolce, dell’attività fisica e della coesione sociale, offrendo loro la possibilità di unirsi a una linea Pedibus.

Perché si è scelto il formato del caffè narrativo?

Il nostro obiettivo era quello di rafforzare i legami intergenerazionali tra persone che, pur non conoscendosi per forza, vivono nello stesso quartiere. Il caffè narrativo è un buon modo per far incontrare anziani e bambini, invitandoli a confrontarsi e condividere le loro esperienze e le loro storie su un tema che tutti conoscono o hanno conosciuto: il tragitto per raggiungere la scuola.

Come si sono svolti questi caffè narrativi?

All’inizio di febbraio di quest’anno si sono tenuti due caffè narrativi presso il Centre du Panorama, un luogo di incontro per anziani a Vevey. Gli anziani hanno invitato i bambini, le loro educatrici e i loro educatori nella loro “casa”, in un luogo a loro familiare. Considerata la grande affluenza, abbiamo dovuto organizzare due caffè narrativi paralleli, ciascuno per venti persone, moderati da Daniela Hersch ed Evelyne Mertens. Un terzo caffè narrativo si è tenuto a Morges, nell’ambito delle attività dei centri parascolastici. Questa volta sono stati i bambini ad accogliere gli anziani nel “loro territorio”. Per facilitare il dialogo, le moderatrici hanno portato con sé una serie di immagini suggestive relative al tragitto casa-scuola. Alla fine, per merenda abbiamo regalato a chi ha partecipato una scatola piena di cose buone: un souvenir perfetto per ogni generazione!

Come hanno reagito i/le partecipanti ai caffè narrativi?

Abbiamo ricevuto un feedback decisamente positivo ed entusiasta. Gli anziani hanno partecipato con piacere a un’attività intergenerazionale e i bambini sono stati contenti di fare qualcosa di diverso dalla solita routine. La felicità di raccontare le storie del proprio viaggio per andare a scuola è stata generale. Si è rivelato un tema particolarmente adatto a tutte le generazioni! Le regole stabilite all’inizio del caffè narrativo sono state molto apprezzate, soprattutto quella che impone di ascoltare, ma non necessariamente di parlare! Ascoltando le storie degli altri, anche chi era più riluttante ha acquisito fiducia e preso la parola. Anche i bambini più piccoli sono rimasti attenti durante la conversazione per ben 45 minuti!

C’è stato un momento che l’ha particolarmente colpita?

Certamente: a prescindere dall’epoca delle storie, il tragitto casa-scuola sembra essere sempre stato un momento speciale di amicizia. Da un lato, la storia di un’assistente sociale ventenne che accompagnava i bambini ha fatto eco a quella di un’anziana che ha raccontato di andare a scuola con la sua migliore amica, che tale è rimasta per tutta la vita. Anch’io ricordo di quel momento in cui ci si confidava tutto. Dall’altro, un bambino ci ha detto che il suo amico si era trasferito e che era triste di non poter più percorrere il tragitto con lui raccontandogli le sue storie.

Quali sono le sfide particolari che devono affrontare i caffè narrativi intergenerazionali?

Siamo ancora in una fase post-Covid in cui dobbiamo rilanciare alcune attività. Sia a Vevey che a Morges ci siamo resi conto dell’importanza del luogo scelto, soprattutto trattandosi di un’attività nuova: l’ambiente familiare ha contribuito a mettere a proprio agio sia gli anziani sia i bambini… anche se i bambini a volte sono più timidi nel prendere la parola! È emersa anche la questione della formazione equilibrata del gruppo di partecipanti. In base ai luoghi in cui si sono svolti i caffè narrativi, c’erano più anziani a Vevey e più bambini a Morges. Infine, a volte siamo limitati nella composizione da questioni logistiche e strutturali. A Morges, ad esempio, abbiamo dovuto programmare la merenda prima dell’inizio del caffè narrativo. D’altro canto, questo ci ha permesso di rompere il ghiaccio fin dall’inizio e di facilitare il dialogo in seguito.

Cosa pensate di fare prossimamente?

È sicuramente un formato che proporremo di nuovo, insieme ad altre attività artistiche e passeggiate nella natura, all’insegna dei valori del Pedibus: coesione sociale, senso di comunità, sicurezza e legami intergenerazionali.

 

Vanessa Marminod

Vanessa Merminod è la coordinatrice di Pedibus Vaud. Come tale, si occupa di far conoscere il programma Pedibus in tutto il Cantone e collabora con i Comuni, le scuole, la polizia stradale, ecc. Inoltre, sensibilizza e aiuta i genitori a creare percorsi Pedibus.

 

L’annuale tavola rotonda si è tenuta il 20 marzo 2023 a Olten. A seguito dell’incontro abbiamo celebrato insieme l’uscita del libro “Erzählcafés. Einblicke in Praxis und Theorie.” (Caffè narrativi. Approfondimenti teorici e pratici.).  Il team dei caffè narrativi è arrivato da tutte le parti della Svizzera per discutere insieme alle persone partecipanti se il racconto biografico possa contribuire al processo di costruzione della pace.

Le relatrici principali della giornata sono state l’attivista per la pace Lea Suter e la sociologa Kristin Thorshaug.

Foto: su gentile concessione

Lea Suter ha fornito spunti di riflessione e di dialogo sulla guerra, sulla pace e anche sull’impatto che le parole esercitano sul nostro modo di vedere il mondo. Lavora nel campo delle relazioni internazionali dal 2011, prima per le Nazioni Unite a Ginevra, poi per il think tank di politica estera foraus e per la società Svizzera-ONU. Nel 2017 ha aperto il blog PeacePrints, dove pubblica reportage di pace da zone di guerra. Lea Suter è mediatrice di pace e dal 2023 lavora come responsabile di programma per il settore del pluralismo presso il Think + Do Tank Pro Futuris, di recente fondazione, per il quale elabora eventi aggregativi improntati sul dialogo per risolvere il problema della polarizzazione nella società svizzera.

 

Foto: Interface

Kristin Thorshaug ha valutato il formato e la Rete Caffè narrativi per conto di Promozione Salute Svizzera, giungendo alla conclusione che la partecipazione ai caffè narrativi rafforza la partecipazione sociale e promuove importanti competenze di vita in età avanzata. Ha studiato sociologia in Norvegia e ha conseguito un CAS in materia di diversità e uguaglianza. Presso Interface Politikstudien Forschung Beratung effettua valutazioni e analisi di misure che promuovono le pari opportunità, l’integrazione e la partecipazione sociale.

 

Infine le persone partecipanti hanno avuto la possibilità di prendere parte a dei caffè narrativi di prova in tre lingue e a lavori di gruppo interattivi.

Un libro di successo

Dopo il convegno abbiamo brindato alla recente uscita della raccolta “Erzählcafés. Einblicke in Praxis und Theorie.” (Caffè narrativi. Approfondimenti teorici e pratici.). I tre editori e editrici Gert Dressel, Johanna Kohn e Jessica Schnelle hanno espresso la loro soddisfazione per avere portato a termine con successo questo progetto di due anni che ha visto coinvolte tante persone dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera. Il libro può essere acquistato al prezzo speciale di 25 franchi da Johanna Kohn.

Alcuni commenti

“È stato un piacere rivedere volti noti e anche nuovi. La rete riunisce persone con background diversi, ma accomunate dall’intento di organizzare caffè narrativi con cura e passione. Quando alla tavola rotonda partecipano così tante persone motivate, torniamo a casa ricchi di stimoli e ispirazioni, pronti per rimetterci al lavoro e dar vita a nuovi caffè narrativi nella propria regione.”
Rhea Braunwalder, condirettrice dell’associazione Rete caffè narrativi

 

Foto: GaM

“Da una parte si ascolta e dall’altra si viene ascoltati, considerati. Tutto questo crea un clima di fiducia e stimola l’interesse verso chi ci sta di fronte.”
Ursula Gull, partecipante da Trüllikon 

 

 

“Se si vuole essere ascoltati – in un processo di comprensione o dialogo – servono anche persone che sappiano raccontare. La forza di riconoscere le esigenze altrui risiede nella capacità di ascoltare. Questo essere visti è il primo passo verso una convivenza pacifica, che io considero un processo graduale.”
Jessica Schnelle, partecipante da Costanza

 

Presentazioni e documenti

Oriana Togni è assistente sociale presso ProSenectute. Fra le altre attività che svolge presso la struttura “Cine…ma” di Gordola si occupa anche di organizzare e moderare i Caffè narrativi, cercando di andare incontro agli interessi e desideri dei partecipanti.

Testo: Valentina Pallucca

Come mai avete deciso di proporre i Caffè narrativi ai vostri utenti?

Oriana Togni: L’idea di proporre i caffè narrativi è emersa dopo essere venuti a conoscenza del progetto di percento culturale Migros. Questo tipo di progetto ci sembrava idoneo da proporre all’interno della Portineria sociale di quartiere, luogo dove si cerca di creare aggregazione, incontro e coesione sociale.

Chi partecipa ai vostri Caffè narrativi?

Chiunque può partecipare ai nostri caffè narrativi. La maggior parte delle persone che vi partecipa sono pensionati poiché solitamente vengono svolti nei pomeriggi, momenti in cui il resto della popolazione lavora. Per gli anziani poter partecipare a un momento di condivisione e dialogo simile è molto arricchente poiché permette loro di incontrare persone, tessere legami e diminuire così l’isolamento sociale e affrontare, allo stesso tempo, tematiche di vario genere restando al passo con i tempi.

Quali sono i temi che riscuotono maggior successo?

Nel 2022 abbiamo svolto 7 caffè narrativi all’interno della portineria Cine..ma di Gordola. Le tematiche affrontate spaziano in diversi ambiti: da quello sociale, a quello economico, culturale ed ecologico fino a sfociare in momenti più informali legati a racconti dei tempi passati. Un caffè narrativo che è stato molto apprezzato è stato quello sul tema “percorso casa scuola” svolto in collaborazione con l’associazione Pedibus. In questa occasione i partecipanti hanno spolverato nella memoria ricordi passati, raccontando i loro vissuti di quando erano bambini. In realtà tutto quello che riguarda tematiche del passato riscuote molto successo nelle persone poiché permette alle stesse di rivivere dei ricordi e riportare alla luce emozioni e momenti vissuti.

C’è un momento che ricordi in modo particolare?

Un caffè narrativo che mi è rimasto impresso nel cuore è stato quello legato al tema della migrazione. Sono rimasta piacevolmente stupita di come i partecipanti fossero molto sensibili alla tematica e ognuno di loro abbia potuto dimostrare sensibilità, empatia e apertura al prossimo a prescindere dall’origine culturale, dal ceto sociale, dal sesso o etnia che sia. È proprio vero come in questi momenti non si può mai smettere di imparare dal prossimo.

Cosa consiglieresti a chi desidera provare a moderare un Caffè narrativo?

Consiglierei vivamente di buttarsi in questa realtà. Di fatto si rimane piacevolmente stupiti dai vari punti di vista che emergono durante i racconti e che talvolta permettono di mettere alla luce delle visioni mai considerate prima. Oltre a ciò, la discussione coinvolge e indirettamente lega le persone creando una sorta di coesione sociale. Aspetto che all’interno del nostro lavoro cerchiamo ogni giorno di valorizzare.

 

CINE…ma di Gordola

La portineria di quartiere CINE…ma di Gordola è un progetto di ProSenectute. È un luogo aperto messo a disposizione della cittadinanza. Oltre a offrire i servizi tipici di una portineria di quartiere vuole essere un luogo di ascolto, ritrovo e scambio, a favore dell’intergenerazionalità e dell’inclusione sociale.